CARLO FRANCESCO DEFRANCESCHI | L’ACCORDO POETICO

Da: Inma J. Ferrero

Tradotto da: Elisabetta Bagli


Di origine franco-austriaca, cresciuto in ambiente musicale (madre contralto lirico), Carlo Francesco Defranceschi si è diplomato con il massimo dei voti in ‘Composizione’ , ‘Pianoforte’ e ‘Clarinetto’ presso il Conservatorio di Musica ‘Giuseppe Verdi’ di Torino. Ha completato un corso superiore in ‘Composizione Contemporanea’ presso il Conservatorio di Mantova ed un master di alto perfezionamento Jazz a Busto Arsizio. Ha conseguito parallelamente la Laurea in Filosofia ad indirizzo Teoretico-Logico Matematico presso l’Università degli Studi di Torino. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti presso prestigiosi Concorsi Internazionali di Composizione. Docente di ‘Armonia e Composizione’, ha insegnato presso il Conservatorio ‘Lucio Campiani’ di Mantova ed attualmente collabora come Docente presso Conservatori ed Istituti Musicali Superiori di Lombardia, Veneto e Sicilia. Nel 2006, secondo Jazz Italia Note il proprio Quartetto si classifica al quinto posto nella Top Ten degli Ensemble di Jazz italiani.

Annovera prestigiosi concertisti tra i propri interpreti. Per gli anni 2017-19 parteciperà alla ‘ANTONIO SALIERI CRITICAL EDITION’ ( https://salieriedition.com/edition-board/ ) per ‘L’Angiolina, ossia Il matrimonio per sussurro’, ‘Cesare in Farmacusa’ e ‘Falstaff, ossia le tre burle’.

L’Opera di Carlo F. Defranceschi compendia partiture per clavicembalo, pianoforte, organo, chitarra, duo, quartetti, quintetti, sestetti, pagine per coro ed orchestrali ( Musical Editions: https://davinci-edition.com/ – http://www.vallegiovanniedizioni.it/ – http://www.sinfonica.com/ – http://www.delcamp.org/ ). Numerosissime le prossime première per importanti solisti od ensemble. Tra queste in particolare evidenza in Messico con ‘Hiéroglyphes pour une éclipse, esquisse pour accordéon et orchestre’, presso il Conservatorio di Parigi con ‘Plénitude archétypale, contrepoints pour clavecin’, ‘Intimités dévoilées, atmosphères pour clavecin’, ‘Pour que la lumière y glisse, fugue pyramidale pour clavecin et piano’, ‘Impressions d’après un haiku, images pour clavecin et piano’, con l’ Orchestra Sinfonica di Sanremo ‘Perspectives audacieuses selon Mozart, esquisse pour orchestre symphonique’, ‘Archets désobéissants, divertissement pour orchestre’ e ‘Prairies polychromes, esquisse pour guitare et orchestre symphonique’, in Giappone con ‘Stabat Mater par un agnostique, pour soprano, contralto, chœur et orchestre’..

“Credo poco nelle mistiche ispirazioni…”

R.P: Come hai cominciato a suonare? C’è tradizione musicale in familia?

C.D: Da piccolissimo. Mia madre Contralto Lirico e mio padre ingegnere, ma buon chitarrista Jazz.

R.P: Cosa ti ha spinto a suonare il pianoforte e più tardi ad essere compositore?

C.D: Sono polistrumentista. Ho cominciato subito a studiare Composizione, ed anche dopo il percorso accademico e l’insegnamento presso Conservatori, continuo severo costantemente a studiare.

R.P: Senti una grande responsabilità nel momento in cui devi scrivere una nuova opera?

C.D: Desidero che risulti tecnicamente impeccabile. La curo in ogni dettaglio. Credo poco nelle mistiche ispirazioni, al contrario invece sono convinto che si possa donare solo ciò che si possiede. Quindi privilegio ricerca e studio, attraverso i quali massima risulta la libertà creativa.

R.P: Ti preoccupa o meno sapere che la tua opera possa rimanere in futuro?

C.D: Il più grande desiderio é che la propria arte rimanga per le generazioni future. Sogno spesso che tra 200-300 anni una giovane pianista di un piccolo paese lontanissimo si innamori suonando la mia musica. Così il compositore potrebbe peccare anche dopo morto.

R.P: Credi che per la comunicazione di un’opera musicale sia necessaria la presenza di elementi che siano fácilmente distinguibili, come una melodía o un modelo che si ripetano?

C.D: Sì, é stato il caso del genio di Mozart. Architattare musica tecnicamente complessa, mirabilmente celandola e traghettandola anche attraverso frasi melodiche accattivanti e riconoscibili per l’ascoltatore non é compito facile, ma risulta il segreto del grande compositore: far crescere musicalmente il pubblico, attirandolo con subdola, ma benigna sapienza artistica.

“La Musica deve essere indirizzata a tutti…”

R.P: Consideri che , nell’attualità, si sia giunti a una saturazione per quel che riguarda il linguaggio di avanguardia e per questo non sia obligatoriamente necesaria l’innovazione del linguaggio com’è accaduto negli anni ’60 e ’70?

C.D: Il linguaggio sarà sempre in movimento. Soprattutto per quanto riguardi la complessa ricerca armonica ed il sapiente movimento rispettivo di più voci, si può costruire moltissimo, nell’attenzione al passato, tuttavia in grande libertà creativa. L’ Armonia é l’aspetto maggiormente complesso della Musica, dove si riscontra la genialità del Compositore.

R.P: Molti compositori attuali scrivono música per i musicisti. Frorse è una música comparativamente più complicata di quella che scrivevano Mozart o Beethoven nella loro época?

C.D: La Musica deve essere indirizzata a tutti. Ma non per questo deve abbassare il suo livello per inutile compiacimento e conseguente decadimento. Al contrario i musicisti devono dedicarsi ad educare ed accrescere continuamente raffinatezza e ricercatezza dell’ascolto, così da avvicinare la Musica Contemporanea al grande pubblico.

R.P: Pensi che esista un distacco della società con la música di oggigiorno?

C.D: Sì, diversamente da 100 anni fa, i nostri nonni e bisnonni, anche se non avevano studiato, conoscevano l’Opera Lirica. Bisogna dedicarsi ad educare e raffinare l’orecchio all’ascolto della Musica che si evolve, per naturale ricerca, in apparente complessità, ma che si traduce in educazione alla Libertà. Per poter scegliere, bisogna crescere conoscendo.

R.P: Attualmente si scrive música per musicisti?

C.D: Oggi spesso sì, ed oserei dire talora scrivendo partiture di dubbio valore estetico.

R.P: Pertanto, pensi che quando si scrive musica si deve scrivere pensando anche nel pubblico?

C.D: Senza dubbio. La Musica é comunicazione di emozioni. Senza commozione del pubblico non esiste e perde ogni significatività.

R.P: crivi musica per te stesso?

C.D: Anche per me. Come severo giudice, devo risultare il primo, nel segreto, ad

emozionarmi per la mia musica. Solo così saprò sinceramente di poter emozionare anche altri.

R.P: Quali sono i tuoi prossimi progetti?

C.P: Dopo 200 composizioni musicali pubblicate per diversi ensemble, sino all’orchestra sinfonica, sto completando su commissione la mia prima Opera LIrica, con un libretto complesso ed intrigante. Undici personaggi, due cori ed orchestra. Una grande fatica, cui mi sto dedicando con grande impegno ed orgoglio.


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