MAX PAPESCHI A MADRID

A cura di: Elisabetta Bagli


Max Papeschi è un artista controverso, ma molto apprezzato nel panorama artistico internazionale. I suoi lavori, come riporta anche la biografia nel suo sito, sono Politically-Scorrect e ironizzano sulla società globalizzata della quale lui è eterno nemico. Produce opere che scatenano forti dibattiti sociali come ad esempio la “NaziSexyMouse” in una locandina per la  Abnormal Gallery.

Fondamentale per lui è denunciare l’ipocrisia commerciale e ridicolizzarne le icone. Difatti, nell’intervista che ho avuto il piacere di fargli per Proverso, in occasione dell’Esposizione collettiva tenutasi presso la Biblioteca Eugenio Trías de El Retiro, dal 19 al 21 di ottobre scorso, per il quinto anniversario della Rivista Duckout Magazine, ha chiarito questi concetti.

R.P.: L’arte è particolare, ma da come sorge la tua ispirazione?

M.P.: L’ispirazione viene da quello che succede nel mondo. L’arte che faccio io è un’arte politica che esprime situazioni attuali o, tendenzialmente, contesti che si evolvono dalla Seconda Guerra mondiale in poi fino ad arrivare ai fatti più recenti; gli ultimi lavori che ho realizzato sono sulle elezioni di Trump. Il mio lavoro si basa su icone o immagini fotografiche già molte famose e uno dei motivi per i quali non ho lavori inerenti a fatti storici precedenti è proprio perché non esiste un’immagine fotografica nota di quel periodo eccetto per esempio, per la foto del Miliziano spagnolo di Capa, una delle foto iconiche del secolo, che ho modificato. Questo avviene perché prima non si potevano scattare foto in movimento. Nella battaglia di Gettysburgh in Pennsylvanya, nella Guerra Civile americana, si scattò una foto che ha fatto il giro del mondo, ma dove si vede soltanto il campo di battaglia con tutti i cadaveri, perché all’epoca non si potevano filmare immagini in movimento. Il tempo di sviluppo della pellicola era tale che non si potevano filmare immagini in movimento: quando si doveva fare un ritratto bisognava essere immobili. Quindi, parto dalla Seconda Guerra mondiale perché quello è il momento utilizzabile per le mie immagini. Inoltre, io parlo di cose assolute, mi fisso su un dettaglio per raccontare fatti assoluti che riguardano soprattutto il potere.

R.P.: Parliamo del Potere. Infatti nella locandina di questa esposizione c’è Hitler con una bubble gum in bocca, creando un contrasto molto sorprendente.

M.P.: In quel caso facevo riferimento al linguaggio pubblicitario dove ogni cosa può essere criticata e ridicolizzata. Non ho fatto solo Hitler, che in tutto il mondo, compresa la Germania, viene visto come un personaggio negativo, con il bubble gum in bocca, ma anche il Dalai Lama, ovvero un personaggio che in quasi tutto il mondo, escludendo la Cina, viene considerato come positivo; in questo modo, entrambi sembrano delle pubblicità. Mi interessava far fare una riflessione sul fatto che in pubblicità, qualsiasi testimonial va bene, in quanto si crea questo effetto marmellata per cui sembra tutto plausibile: persino un dittatore può pubblicizzare un bubble gum! Questo è il ragionamento sull’opera che è in locandina per questo evento.

R.P.: L’arte è denuncia e tu lo rappresenti bene. Ultimamente si fa molta attenzione alla denuncia contro la violenza sulle donne. La donna nella tua arte come viene rappresentata?

M.P.: Come vedi, parlo essenzialmente di politica e, purtroppo, i personaggi femminili in quest’ambito sono molto pochi. Pensavo finalmente di fare qualche lavoro sulla Clinton e invece non è stato possibile. Ho fatto qualcosa sulle donne; per esempio, ho utilizzato la Regina Elisabetta che però è un’icona relativa, in quanto quando poi si devono prendere delle reali decisioni parliamo di Churchill e non parliamo di lei. Sarebbe bello rappresentarla, ma non è facile farlo, proprio dovuto al fatto che la donna, purtroppo in politica ancora non ha il potere forte. Sta iniziando adesso. Credo che tra 50 anni farò un discorso completamente diverso, perché sono convinto che è questione di tempo e al Presidente degli USA donna ci arriviamo, se non al prossimo mandato, tra due. Se non è Michelle Obama nel 2020, sarà lei nel 2024, ma insomma i tempi sono maturi. Comunque devo dire una cosa, anche se finora hanno avuto poco potere, le donne che lo hanno avuto, salvo singole eccezioni,  lo hanno esercitato meglio degli uomini. Le poche donne che hanno avuto la possibilità di farlo sono state iconiche. La Tatcher, per esempio: a me non è piaciuto per nulla quel che ha fatto, ma è indiscutibile che l’economia inglese in quel periodo andasse bene. Le donne, secondo me, hanno esercitato meglio il potere, perché probabilmente, la donna generando ha la necessità di esercitare il governo per tramandarlo mentre gli uomini sono molto più nell’ottica della loro personale gloria e quindi fanno delle enormi idiozie ed è molto più facile che si rendano ridicoli e che compiano gesti spietati gratuiti, cosa che le donne fanno molto di rado. Credo che se ci fossero state più donne nella politica ci sarebbe meno da lavorare dal mio punto di vista artistico, perché tutte le volte che hanno avuto la possibilità di dimostrare qualcosa lo hanno fatto molto meglio degli uomini e io sono un maschio e lo dico con semplicità, perché i fatti parlano chiaro.

E.B.: La mafia attualmente ha delle caratteristiche femminili. Tu hai mai rappresentato questo parastato nelle tue opere?

M.P.: È molto difficile rappresentarlo perché non ha volti, solo per questo. Molto più facile rappresentare la politica.

E.B.: Come mai Madrid?

M.P.: Un’intervista parecchi anni fa. Ora che mi hanno detto che avrebbero festeggiato i 5 anni della rivista su cartaceo e avrebbero avuto piacere di avere la mia immagine per la locandina del loro evento, gliel’ho data ben volentieri e, scherzando, gli ho detto “Se fate una festa invitatemi!”, ci tenevo ad essere insieme a loro e anche a venire a Madrid, dove non ero mai stato. Mi hanno invitato, siamo diventati amici e mi hanno chiesto se avrei avuto piacere a partecipare a una mia esposizione insieme alla mostra collettiva di altri artisti locali. Ho accettato subito il loro invito e per questo sono qui.

R.P.: Il futuro di Max Papeschi?

M.P.: Uscirà presto il mio secondo libro. Seguitemi!

 

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