LUDOVICO TRONCANETTI: «NON PENSO AD ALTRO CHE A REINCARNARE (…) LA MUSICA, SENZA MASCHERE, SENZA MANIERISMI»

Da: Inma J. Ferrero


Oggi la nostra rivista Proverso visita il pianista Ludovico Troncanetti, al quale ringraziamo per la sua attenzione, un giovane talento della musica contemporanea. Durante questa intervista rivelerà i punti chiave della sua carriera di musicista, così come i suoi progetti futuri. Iniziamo leggendo la sua biografia.

Ludovico Troncanetti, pianista, è nato a Siena nel maggio 1991. Diplomato al Liceo Classico “E.S.Piccolomini” nel 2010 ha iniziato lo studio del pianoforte a 13 anni ed appena un anno dopo è entrato al Conservatorio della sua città, studiandovi per 6 anni. Si diploma al Conservatorio “G.Verdi” di Milano dove ha anche studiato composizione col M°Gianni Possio. Nel 2009 l’incontro con Leslie Howard, pianista di fama mondiale che gli propone di studiare con lui a Londra. Ha partecipato a masterclass di pianisti quali Andrea LucchesiniLeslie Howard (Accademia di Camposampiero), Pier Narciso Masi (Accademia Corelli di Fusignano, Conservatorio di Lucca, Accademia Musicale di Firenze, Pomarance e Modena) ed Henri Sigfridsson (alla rinomata Accademia Musicale di Palazzo Ricci a Montepulciano).

Ha suonato come solista in molte realtà tra cui Siena (Accademia Chigiana, Teatro dei Rozzi, Teatro dei Rinnovati), Milano (Società del Quartetto, PianoMilanoCity, Casa Verdi, Associazione Montenapoleone), Firenze (Teatro La Pergola,  Toscana Classica al Museo di Orsanmichele e S.Stefano in Ponte Vecchio), al Teatro S.Carlo di Modena, Teatro “P.Grassi” di Cisternino, Festival “Puccini e la sua Lucca” in recital solistici e con l’Orchestra Filarmonica di Lucca, Camerata Musicale Sulmonese, Settimana della Musica di Murlo, a Torino (Teatro Vittoria, Educatorio della Provvidenza, Villa Tesoriera e Auditorium “Vivaldi”), Asti ( Istituto “G.Verdi”), Teatro Comunale di Novoli, Politeama di Seveso, Teatro “Belloni” di Barlassina, Berlino (Piano Salon Christophori), Fundacion Eutherpe, Mosca (International House of Music), Mumbai (NCPA), Pune (Pune Concert Society), Lisbona (CCT Belem), St Petersburg (Teatro Music-Hall), Dubai Festival, Piano Milano City, Reform Club di Londra, Bulgaria Chamber Hall di Sofia, Festival “Suoni dal Golfo” di Lerici, Festival Musica da Camera “Città di Lucca”, Amici della Musica di Oleggio, Monteverdi Tuscany Festival, Festival “Armonie della Magna Grecia” etc..

A Marzo 2015 ha suonato il concerto per pianoforte e orchestra op.114 di Max Reger ed un inedito per due pianoforti di Liszt/Pixis presso il prestigioso “Reform Club” di Londra con il M°Leslie Howard con cui nel 2016 ha formato un duo stabile, sia a 2 pianoforti che a 4 mani, con ingaggi in Italia e all’estero. A novembre 2016 hanno debuttato in duo a 4 mani al Teatro dei Rozzi di Siena registrando sold-out e nel gennaio 2018 hanno dato la prima assoluta italiana della Fantasia op.73 per due pianoforti di Anton Rubinstein  alla Accademia Chigiana di Siena, e la prima mondiale di un inedito di Franz Liszt presso l’NCPA di Mumbai nell’aprile 2019: Grandes Variations de concert sur un thème des Puritains, S654i. Amante e sostenitore della musica del genio ungherese Franz Liszt collabora con Leslie Howard con cui si è impegnato alla traduzione in italiano della prefazione del catalogo delle opere complete di Liszt per la casa discografica Hyperion e alla ricerca di alcune copie di rarità pianistiche lisztiane.  Il suo ampio repertorio spazia da Bach ai grandi compositori dei primi del ‘900.

Nel settembre 2019 è invitato dal M°Fabio Mastrangelo a debuttare in Russia, a St Petersburg, con il terzo concerto op.45 di Anton Rubinstein e la St Petersburg Northern Sinfonia.

Prossimamente è prevista l’incisione delle 4 Sonate per pianoforte di Anton Rubinstein per l’etichetta MOVIMENTO CLASSICAL con primo disco in uscita a Gennaio 2020.

Il 2019, tra le varie tappe, lo vedrà impegnato in Italia (Camerata Musicale Sulmonese, Società del Quartetto di Milano), India (Mumbai NCPA e Pune Concert Society), Germania, Portogallo (Centro Cultural de Belém), Russia, USA, China etc..

R.P: Puoi raccontarci quando hai sentito che la musica era parte della tua vita? Perché il pianoforte e non un altro strumento?

L.T: Come credo un pó tutti ho sempre potuto ascoltare la musica fin da piccolo. Ricordo in particolare i balletti di Tchaikovsky in vecchi vinili d’epoca che mio nonno e mio babbo ogni tanto mettevano su a casa. Tuttavia, fu soltanto verso i 13 anni che mi avvicinai con curiosità felina al pianoforte, dopo che già, qualche anno prima, ci avevo messo gli occhi attraverso un programma TV che si chiamava “Bravo Bravissimo” (titolo di un’eco evidente del Figaro barbiere Rossiniano), uno dei primi talent show molto in voga in Italia negli ultimi anni ’90 e inizi del nuovo millennio, in cui un bambino suonò l’arcinota Marcia Turca di W.A.Mozart e dopo che, in maniera totalmente casuale in una zona remota dell’Umbria dove abita tutt’ora mio cugino, lui stesso mi mostrò la sua piccola pianola su cui, con il solo dito indice, mi accennava dei motivi musicali. Fu in quel momento lì che in qualche maniera una fiamma si accese in me e, un pó per inerzia e un pó per volontà personale, iniziai questo percorso, in maniera squisitamente ludica, per scoprire come questo bizzarro strumento monocromo potesse tirar fuori una infinita gamma di sonorità e suscitarmi potenti stati d’animo. Mai e poi mai mi sarei immaginato che nel giro di pochi anni avrebbe fatto parte della mia vita ancora più radicalmente.

R.P: Qual è stato il tuo percorso artistico e professionale?

L.T: Una volta arrangiatomi per qualche mese da autodidatta, con ben pochi risultati, mi affidai ad un anno di lezioni private che un anno dopo mi portarono alla ammissione in Conservatorio a Siena dove studiai per qualche anno in contemporanea con gli studi al Liceo Classico. Finii per diplomarmi al Conservatorio “G.Verdi” di Milano iscrivendomi pure a Composizione col M°Gianni Possio. Un bellissimo periodo che ricorderò per sempre. Ho pure frequentato diverse masterclass con vari pianisti, soprattutto in Italia. In particolare molto significativo per me è stato un corso di perfezionamento a Firenze che ho intrapreso con un grande pianista camerista, che tra l’altro è originario della mia stessa città, il M°Pier Narciso Masi. A lui, così come ad un grandissimo pianista che ho conosciuto nel 2009 e con cui adesso mi son persino ritrovato a formare un duo stabile, Leslie Howard, devo non solo molto di quello che sono adesso come musicista e come persona ma anche l’aver ritrovato la forza di riprendere in mano me stesso ed il pianoforte in seguito ad un brutto periodo che psicologicamente accusai non poco. Loro sono le mie due stelle polari, loro mi hanno smontato e rimontato tecnicamente, loro mi hanno forgiato nella testa e nello spirito, loro mi hanno soprattutto trasmesso cosa significa essere musicista (ben prima che pianista!), che è ad oggi la mia ’forma mentis’ su cui impronto tutta la mia attività: la musica non va eseguita, va reincarnata.

R.P: Come definiresti il tuo stile di concertista? Quali sono le tue maggiori fonti di ispirazione?

L.T: Credo che definire il mio eventuale stile sia più compito di chi mi ascolta, francamente. Posso dirti che personalmente non penso ad altro che a reincarnare (per l’appunto!) la musica, senza maschere, senza manierismi (a mio avviso rifugio dalla scarsa personalità e immaginazione), stando alle indicazioni del compositore e trovando ispirazione davvero da tutto ciò che mi circonda , pensando a qualcuno cui voglio bene, a dei momenti passati della mia vita, cercando e sperando di poter trasmettere in toto al pubblico le sensazioni che ciascuna composizione mi suscita. Mai dimenticarsi di essere se stessi, sempre. Non siamo e né dobbiamo essere copie o individui a immagine somiglianza di come altre persone ci vorrebbero! La musica è la forma di libertà più libera!

R.P: C’è un autore prediletto, uno di quelli che la fa sentire “a casa”?

L.T: Condivido casa con 5 compositori: Ferenc Liszt, Anton Rubinstein, Piotr Ilyc Tchaikovsky e Ludwig van Beethoven, Camille Saint-Saëns . Tutti loro mi fanno parimenti sentire me stesso e umano, fortuna più unica che rara!

R.P: Scegliere di essere un musicista di professione comporta dei sacrifici, in termini personali, più di altre professioni?

L.T: Senza far retorica credo veramente che qualsiasi lavoro richieda dei grandi sacrifici, quando più quando meno, anche se fare/essere musicisti più che una professione è, passami il termine, “uno stile di vita retribuito”. Soprattutto però mi vien da dire che l’introspezione che l’essere musicista ti dà e ti porta ad attuare, almeno per quel che mi riguarda, difficilmente la puoi ritrovare in altre realtà.

R.P: Nel 2019 hai debuttato in Russia, con il terzo concerto op.45 di Anton Rubinstein e la St Petersburg Northern Sinfonia. Come è stata la tua esperienza?

L.T: Sì, tutto è successo come un fulmine a ciel sereno,ricordo ancora bene il frangente. Stavo allenandomi in palestra quando all’improvviso mi squilla su WhatsApp Fabio Mastrangelo che avevo conosciuto di sfuggita una volta a Berlino poco tempo prima per puro caso perché entrambi eravamo lì per dei concerti. Rispondo alquanto sorpreso e mi chiede ‘sei libero a metà settembre per venire a St Petersburg?” ed io “beh sì certo, a parte un impegno in Spagna ma per il resto sì “ e lui se ne esce con “ti va di inaugurare la mia stagione con la mia orchestra e il tuo Rubinstein? Scegliamo il concerto!”. Sembrava uno scherzo, rimasi senza parole! Da un sogno che avevo di voler prima o poi eseguire la musica di Rubinstein anche con l’orchestra mi ritrovo in un attimo non solo questa occasione, per altro con un’ orchestra russa, ma per di più nella città dove lui stesso fondò
nel 1862 il primo Conservatorio di Russia e dove morì nel 1894 nei pressi di Peterhoff. Altro da aggiungere?! Grande orchestra, grandissimo direttore, grande spirito di collaborazione e di voglia di far musica. Una commistione assolutamente vincente. Ciliegina sulla torta è poi stata la doppia occasione di debuttare in Germania nei pressi di Dresda, altra città cara a Rubinstein,
con quello stesso concerto e una orchestra veramente di alto livello e assai calorosa, la Elbland Philharmonie Sachsen. Anche lì, era febbraio 2020, ho avuto modo di far musica con un musicisti veramente unici, molto umani, molto capaci e anche molto generosi, nessuno escluso, dal direttore d’orchestra M°Klemm al direttore artistico Mr Herm. Esperienze, queste, che ti ripagano anche molto di più della fatica di tutti i giorni per farsi strada. Spero di avere tante altre fortunate occasioni come queste da rivivere lungo il mio cammino.

R.P: Qual è la dimensione più adatta alla tua sensibilità: il concerto con orchestra o solista?

L.T: Domanda interessante e ti risponderò in maniera curiosa. Non ho assolutamente preferenze e ti dirò perché: il pianoforte è forse l’unico strumento in grado di darti la possibilità di ricreare qualsiasi situazione musicale, riadattata, trascritta o parafrasata. Con due mani puoi immergerti in qualsiasi genere compositivo, anche di altri strumenti, di più strumenti; molti pezzi scritti per pianoforti emulano spesso altre compagini strumentali: l’orchestra, un quartetto d’archi etc. Ecco, proprio per questo che, a parte la differenza di star sul palco da solo o con gli orchestrali a seconda del genere di concerto, non c’è niente che comunque non possa godermi e ricreare al solo pianoforte quando voglio.

R.P: Hai registrato un cd sulle sonate per pianoforte 1 e 3 di Anton Rubinstein. Parlaci di questo? Cosa indicheresti come punto cruciale di questo progetto? Perché Anton Rubinstein?

L.T: Grazie ad Howard ho scoperto la produzione immensa di Rubinstein e ho cominciato a studiarmela con calma. Fui fortemente attratto da quella musica che aveva un proprio marchio di riconoscimento, uno stile sia russico tradizionale dell’epoca che tedesco, con influssi soprattutto di Schumann e Mendelssohn ma che comunque fosse sempre riconducibile ad uno carattere compositivo tipicamente ed esclusivamente di Anton, dagli accordi immensi e scomodi da suonare (Rubinstein con la sola mano sinistra era in grado di suonare una sedicesima!), L’idea di registrare le Sonate era nata dal fatto che fino al quel momento solo Howard le avesse incise tutte, nel 1980/81, e che potessi essere io, all’epoca suo protégé prima che collega, il secondo proprio dopo di lui, incoraggiato anche dal fatto che avrei fatto qualcosa di inusuale ma che comunque mi piaceva e ispirava molto e aveva avuto un riscontro più che ottimo in concerto, era un bel punto di partenza. Così a fine settembre 2018 ho registrato la prima e la terza Sonata (la più cara ad Anton stesso a suo dire, tant’è che la porto’ in concerto nel suo ciclopico tour negli Usa nel 1872/73), a ottobre 2019 venni pubblicato ufficialmente sulla rivista AMADEUS e da fine maggio 2020 nel mercato e nelle piattaforme online.

R.P: Quale momento di un progetto è più stimolante: la fase ideativa, quella di realizzazione o quando finalmente si arriva di fronte al pubblico?

L.T: Visti i tempi di gestazione piuttosto lunghi non c’è una fase che sia meno stimolante di un’altra, è un continuum. Solo vedere il prodotto finito ti dà la doppia soddisfazione di godere ed apprezzare la conclusione del percorso e di rifarti un flashback di tutto ciò che c’è stato dietro fino a quel momento.

R.P: Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti artistici? Il sogno nel cassetto?

L.T: Visto il periodo storico che stia attraversando mi auguro anzitutto di recuperare quanto è stato dovuto annullare negli ultimi mesi poi di poter continuare quanto sta in via di sviluppo e di poter realizzare ciò che sto progettando. Al momento, se tutto andrà bene, suonerò a due pianoforti THE PLANETS di Gustav Holst con Howard per la stagione concertistica del Cantiere Musicale di Montepulciano il prossimo 25 luglio, daumen! Spero di riuscire nell’impresa di registrare l’integrale pianistica di Anton Rubinstein per poter rendere giustizia a questo grande russo per troppo tempo lasciato ingiustamente in disparte e come sogno nel cassetto avrei quello di poter essere fortunato abbastanza di vedermi alla fine del mio percorso terreno soddisfatto di aver lasciato qualcosa di genuino e bello al mondo, specialmente nella musica.

R.P: Quale consiglio a un giovane pianista?

L.T: Rifletti anzitutto bene su quanto la musica pensi sia importante nella tua vita e in base a ciò agisci di conseguenza, pensa a formarti sì come musicista ma nondimeno come individuo perché entrambi questi esseri coesistono e si coadiuvano, sii sempre te stesso, mai con timore, combatti per le tue idee, sbaglia imparando e impara sbagliando, sii fedele alla musica e a te stesso e avrai buone possibilità di lasciare un bel segno. Ogni volta che hai occasione di dare un concerto sappi che sei la persona più fortunata del mondo, in quel momento, per condividire il genio ma anche il sudore di chi ha scritto quella musica e che a suo tempo non avrà forse avuto le tue stesse opportunità di farla conoscere. Siamo dei privilegiati. Reincarna la musica.

R.P: Grazie per la tua gentilezza, da Proverso ti auguriamo molti successi.

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