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BANKSY, GENIO O VANDALO?

Di Stefania Del Monte


BANKSY, GENIO O VANDALO?

Il misterioso artista britannico in mostra a Madrid fino al 10 marzo

Un viaggio senza precedenti attraverso più di 70 opere originali di uno dei creatori più influenti e controversi degli ultimi anni. Accreditata da collezionisti privati internazionali, la mostra dal titolo Banksy. Genio o Vandalo?, aperta lo scorso dicembre e che si protrarrà fino al 10 marzo, comprende dipinti originali del popolarissimo artista di Bristol, la cui identità rimane ancora oggi un mistero, ma non solo: sculture, installazioni, video e fotografie completano l’esibizione, ospitata per la prima volta in Spagna presso lo Spazio 5.1 di IFEMA, a Madrid.

I visitatori sono aiutati, nel loro percorso, da un’installazione audiovisiva creata appositamente per questa mostra, che mira a far immergere lo spettatore nell’universo di uno degli artisti iconoclasti di maggiore impatto in assoluto nel panorama dell’arte contemporanea.

In tal modo, durante il tour, vengono svelati indizi su Bansky ed evidenziati i suoi pezzi più importanti, inquadrando la sua inusuale traiettoria senza, però, tralasciare le numerose polemiche che accompagnano, da sempre, la sua produzione artistica.

Banksy è considerato uno dei principali esponenti della Street Art contemporanea. L’espressione Street Art (arte urbana) venne coniata verso la fine degli anni Novanta per indicare inizialmente le manifestazioni di inquietudine giovanile tipiche di quell’epoca, piuttosto che una forma d’arte contemporanea: realizzata nei luoghi pubblici, generalmente senza permesso, si caratterizza per l’uso di vernice spray, stencil, adesivi, sculture, video e molte altre tecniche, risultando in un movimento al confine tra arte e vandalismo.

A partire dall’anno 2000 si diffonde, in molti Paesi europei, la guerrilla art, una forma di arte urbana in cui i graffitari, uniti a poeti, fotografi ad altri artisti, si rivolgono ad un pubblico sempre più vasto per protestare apertamente contro i poteri politici e sociali, ma anche contro forme d’arte più convenzionale: appropriandosi degli spazi pubblici, espongono liberamente opere che trattano tematiche sociali quali la libertà di espressione, il pacifismo o il rispetto della libertà sessuale e di coscienza.

L’esponente più rappresentativo di questa forma d’arte è Banksy. Le sue opere, spesso satiriche, affrontano questioni universali come la politica, la cultura o l’etica. Abilissimo nel trasformare temi duri e scottanti in opere brillanti, capaci di sensibilizzare gli spettatori e di farli riflettere, si distingue per un’arte anticonvenzionale, nata con l’obiettivo di essere non commercializzabile. L’uso esclusivo degli spazi pubblici come luogo di espressione, contribuisce inoltre a rafforzare l’aura di mistero che si perpetua ogni volta che il nome di questo artista viene menzionato, trasformandolo in una figura mitica del nostro tempo.

Tra i pezzi più famosi che è possibile ammirare nell’esposizione madrilena, vi è la serigrafia originale della serie Bambina con palloncino, l’opera salita alla ribalta delle cronache nell’ottobre scorso perché distrutta dallo stesso artista, in un’azione senza precedenti, subito dopo essere stata venduta da Sotheby’s, la casa d’aste londinese, ad un collezionista privato. In quella occasione, la tela venne triturata da un distruggi documenti installato nella parte inferiore del telaio: una vera e propria performance artistica da parte di un genio indiscusso della provocazione che pare abbia portato l’opera, appena battuta ad un milione di euro, a triplicare il proprio valore commerciale.

Per informazioni: https://www.banksyexhibition.es/la-exposicion/

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SANTIAGO MONFORTE VÁZQUEZ PRESSO EL NARANJA CAFÉ

di Stefania Del Monte


Santiago Monforte Vázquez, L’architetto e pittore spagnolo in mostra fino al 22 dicembre

Ancora una eccitante collaborazione tra El Naranja Café ed il Roma Club Madrid, che insieme a MundoArti presentano una mostra di acquerelli dell’architetto e pittore spagnolo Santiago Monforte Vázquez.

Fino al 22 dicembre sarà, infatti, possibile visitare l’esposizione presso la sede di Calle San Vicente Ferrer 53 (metro Noviciado).

L’artista madrileno, nato nel 1963, esercita la professione di architetto fin dal 1991, quando fondò l’Estudio de Arquitectura y Urbanismo che ha accolto, nel tempo, numerosi altri professionisti. La pittura è sempre stata una sua grande passione e dal 2015 ha iniziato a dipingere acquerelli, realizzando numerose opere di pittura figurativa, con un maggiore o minore grado di realismo, a seconda del lavoro, ma sempre con un lavoro di supporto abbastanza rigoroso, che iniziano generalmente con uno schizzo a matita fatto con cura, gusto e precisione. Per quanto riguarda il tema, predominano i paesaggi ed i motivi urbani.

Questo evento è una piccola anticipazione del lavoro che l’artista presenterà il prossimo gennaio presso il Centro Cultural La Despernada, de Villanueva de la Cañada, dal titolo “Pianeta Terra. Delimitazioni”.

Come afferma lo stesso Santiago Monforte Vázquez: “Il mio progetto vuole rappresentare il ‘pianeta fortunato’, la nostra casa, piena di bei posti da godere con i cinque sensi. Ci sono innumerevoli luoghi e, tra questi, le immagini che compongono la mia mostra sono solo un piccolo esempio. Immagini costruite con l’aiuto di due risorse – acqua e pigmenti – che vogliono essere fissate nella retina. Alcuni di questi luoghi saranno familiari allo spettatore che, vedendo queste opere, sentirà di averle già conosciute, apprese o percepite; altri non ancora, ma anticipano gli angoli da scoprire. Basterà guardare le infinite variazioni di colore nel cielo, i cambiamenti stagionali, sentire gli elementi – la fitta umidità della nebbia, la carezza della brezza, il freddo della neve o il caldo del sole – percepire la leggerezza e la trasparenza dell’aria, la materialità della terra, la profondità del mare, l’odore della foresta umida, la maestosa opera della natura, il contributo dell’umanità”.

Queste opere possono evocare ricordi, ricreare sensazioni vissute o storie conosciute e possono, allo stesso tempo, contribuire a farci immaginare alcuni dei luoghi del “Pianeta Terra” che ancora dobbiamo conoscere e scoprire.

Per informazioni:
@samova_acuarelas


BIOGRAFIA

Giornalista e scrittrice, dal 2015 dirige Redmont Consulting, una compagnia di comunicazione e organizzazione eventi. La sua esperienza internazionale include collaborazioni con la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la Banca Mondiale, BP, ENI e Alitalia. È Direttore di Ciao Magazine ed autrice di diverse pubblicazioni in italiano e in inglese.Giornalista e scrittrice, dal 2015 dirige Redmont Consulting, una compagnia di comunicazione e organizzazione eventi. La sua esperienza internazionale include collaborazioni con la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la Banca Mondiale, BP, ENI e Alitalia. È Direttore di Ciao Magazine ed autrice di diverse pubblicazioni in italiano e in inglese.

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EMIGRAZIONE E SCRITTURA. UN’ITALIANA IN SPAGNA: ELISABETTA BAGLI E LA SUA ESPERIENZA.

Da: Elisabetta Bagli


Sono ormai quasi due secoli che la popolazione italiana è costretta ad emigrare per trovare migliori condizioni di lavoro e, quindi, quella stabilità economica alla base di una migliore qualità di vita. Nel dopoguerra, il flusso migratorio è stato imponente; si raggiunse l’apice a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Nel trentennio successivo, invece, subì una battuta d’arresto. Ma con la crisi del 2008, dalle statistiche e dai documenti OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) si è potuto notare come il flusso migratorio sia ripreso con grande vigore tanto da raggiungere le stesse punte del periodo del dopoguerra. Sono cambiate anche le figure degli emigrati: prima erano persone che riponevano ogni speranza di vita al di là delle Alpi, arrivando spesso oltreoceano, mentre ora sono finanche professionisti che vogliono vedersi realizzati nel lavoro per il quale si sono preparati e hanno speso studio e tempo.

Sono ormai quasi due secoli che la popolazione italiana è costretta ad emigrare per trovare migliori condizioni di lavoro e, quindi, quella stabilità economica alla base di una migliore qualità di vita. Nel dopoguerra, il flusso migratorio è stato imponente; si raggiunse l’apice a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Nel trentennio successivo, invece, subì una battuta d’arresto. Ma con la crisi del 2008, dalle statistiche e dai documenti OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) si è potuto notare come il flusso migratorio sia ripreso con grande vigore tanto da raggiungere le stesse punte del periodo del dopoguerra. Sono cambiate anche le figure degli emigrati: prima erano persone che riponevano ogni speranza di vita al di là delle Alpi, arrivando spesso oltreoceano, mentre ora sono finanche professionisti che vogliono vedersi realizzati nel lavoro per il quale si sono preparati e hanno speso studio e tempo.

In realtà, la mia esperienza migratoria non è stata dettata da problematiche di questo genere: a Roma lavoravo in proprio presso lo studio commercialista di familia. Vivo a Madrid perché la vita, a un certo punto, mi ha posto innanzi a un bivio: inseguire un sogno e abbandonare le certezze e continuare a vivere una vita con la garanzia di una tranquillità lavorativa o vivere il sogno della propria vita nell’incertezza di un lavoro sicuro? La vita mi ha chiamato qui e ho risposto sì! Non me ne pento, perché sono felice e perché ho trovato una mia dimensione proprio stando fuori dal mio Paese. Mi spiego meglio. Mi sono sposata con un ragazzo spagnolo, Professore di Diritto Internazionale Pubblico e ho due figli adolescenti. Ho potuto creare quella famiglia che costituisce le fondamenta della mia esistenza e senza la quale non potrei vivere. Ho conosciuto un mondo diverso, quello della società spagnola, seppure simile a quello che mi ha visto nascere e che mi ha formato, ma profondamente differente nelle sue radici, nei suoi usi e costumi, nella sua essenza; ho imparato ad amare questo mondo come se fosse mio e ora mi sento perfettamente integrata quasi come se non avessi vissuto da nessun’altra parte prima d’ora. È una sensazione bellissima che mi fa dire “sono a casa” sia quando sono a Madrid sia quando sono a Roma. Ho imparato a condividere con altre persone le mie esperienze, le mie conoscenze, il mio sentire, scambiandoli con gli altri siano essi spagnoli o stranieri, anche italiani. Mi sono sdradicata dalla mia terra non per necessità, ma per la volontà di andare incontro a qualcosa che conoscevo solo a metà, ma che per me era fondamentale conoscere più approfonditamente.

Emigrare, vivere in un Paese che non è il proprio, conduce inevitabilmente alle migrazioni dei sentimenti, dell’intelletto e dell’anima. Non bisogna dimenticarsi che ogni persona è unica e come tale lo è anche la sua cultura che non solo deve essere rispettata, ma anche conosciuta per poter crescere e maturare. Le diversità culturali sono un tesoro da custodire, da portarsi dietro non come un fardello, ma come un fondamento necessario per sviluppare il proprio pensiero, il proprio sentire.

Ho trasportato la mia esperienza di vita vissuta in Italia nella mia nuova casa, in Spagna, mescolandola con le conoscenze e le abitudini del luogo in cui ora vivo, arricchendo il mio bagaglio culturale e la mia esistenza di nuovo sapere. Mi piace molto una parola spagnola che per me (pur essendomi reinventata traduttrice dopo aver seguito dei corsi di spagnolo all’Universidad Autónoma di Madrid) e credo per molti altri, è impossibile tradurre in italiano: vivencia. Noi in italiano traduciamo questa parola a seconda del contesto con le parole: esperienza, vissuto o anche conoscenza, mentre in spagnolo esiste questa suggestiva parola che racchiude praticamente tutto.

Cos’è la vivencia? Una vivencia è quell’esperienza che una persona vive e che entra a far parte del suo carattere, del suo modo di essere, del suo modo di sentire, dando la possibilità a chi la vive di riceverne in cambio degli insegnamenti da poter applicare in futuro, quando ci si troverà ad affrontare una situazione simile, in modo da renderla sempre positiva per il suo sviluppo personale. Ma le vivencias relative a un determinato evento che si ripete nel tempo possono essere interpretate dalla stessa persona in modo completamente diverso e, in alcuni casi, opposto, in quanto cambia il proprio atteggiamento proprio in funzione del tempo che passa.

Le vivencias sono i ricordi che poco a poco accumuliamo durante la nostra vita e che costituiscono il nostro essere; costituiscono un patrimonio emozionale al quale non possiamo rinunciare perché sono delle esperienze così intime che nessuno può conoscere nello stesso modo di colui o colei che le ha provate sulla propria pelle. Grazie alla capacità di comunicazione orale o scritta, l’essere umano è portato a condividere le proprie vivencias con le persone che lo accompagnano nella vita e lo fa esclusivamente per la sua innata esigenza di trasmettere se stesso. Appena arrivata in Spagna ho sentito il desiderio di raccontarmi e, in primo luogo, di farlo a me stessa, mettendo nero su bianco le mie emozioni, la mia vita passata e presente, le mie speranze nel futuro, la mia quotidianità in un Paese diverso da quello in cui sono nata, in un Paese che mi ha accolta come una figlia e che sento sempre più mio. Quindi, ho iniziato a scrivere e a condividere i miei scritti con parenti e amici, per poter comprendere meglio me stessa e il mondo che mi circonda.

Scrivere è un’esperienza del tutto personale e credo che la scrittura assuma un significato diverso a seconda dell’interpretazione che ognuno di noi fa di essa. Sono d’accordo con Emily Dickinson che affermava che si scrive per se stessi. È così, soprattutto al principio. Si scrive per se stessi per una serie di motivi. Si scrive perché si ha paura di essere giudicati e con la scrittura si riesce a far uscire quella parte di sé che tanto si teme di mettere a nudo. La scrittura, spesso ha una funzione catartica: si scrive per sfogarsi, per mettersi in gioco e fantasticare di interpretare un personaggio o vari personaggi insieme; si scrive per amare e vivere i propri sogni proibiti o per distruggersi e dar fuoco alle proprie speranze.

Si vivono emozioni intense quando si scrive. Spesso, mi sono trovata a essere innamorata come un’adolescente o mi sono gettata tra le braccia del mio amante segreto. O mi sono ritrovata a piangere a dirotto per un’amore incompreso o perché all’improvviso mi sono fatta male cadendo da cavallo proprio mentre, con la fantasia, provavo l’ebbrezza di cavalcare su una sterminata pianura verde. Ho anche provato rabbia, scrivendo e denunciando quel che accade attorno a me e che non posso accettare perché inconcepibile, perché cruento, perché immorale, perché inaudito.

Bisogna considerare, poi, che la scrittura è anche sorpresa, e non solo per il lettore, ma anche per lo stesso autore, lo stesso poeta che scrive una poesia. Spesso, si parte da un punto e mentre si scrive per giungere alla meta, la storia o i versi prendono forma per conto loro sulla tastiera o sul foglio e le dita si muovono come se stessero componendo musica. Il risultato finale quasi mai è esattamente quello che si era progettato di raggiungere seguendo lo schema mentale dell’inizio, nonostante il senso di quel che si voleva esprimere rimanga lo stesso. Quindi, scrivere può realmente sorprendere lo stesso scrittore e un brano o una poesia può essere addirittura migliore di quanto si potesse sperare all’inizio. Ma se, viceversa, la storia o i versi non girano ci si ritrova a dover prendere una decisione: modificare o cancellare tutto e riscriverlo. Per esperienza personale, so che la prima fase è quella più dura e ostica, ma, in genere, è quella che noi autori preferiamo, quasi ci fossimo immediatamente legati a doppio filo alla storia o alla poesia appena nata. Cancellarla significherebbe ucciderla e con essa morirebbe anche un po’ di noi stessi.

Scrivere è un’avventura affascinate; è ispirazione e traspirazione dai pori, perché si suda sempre mentre si scrive, anche in pieno inverno. Si deve cucire e rammendare, sradicare e piantare di nuovo, si deve vivere e morire. Ma, soprattutto, si deve avere il coraggio di condividere il proprio “dono” confrontandosi con gli altri. Ebbene sì, si scrive per soddisfare un’esigenza interiore, ma rimane una relazione intima solo fino a quando non si sente nascere dentro di sé la necessità di esternare i propri pensieri, le proprie emozioni. Ed è in quel momento che scrivere risulta essere la cassa di risonanza della propia voce che viene amplificata all’esterno e fatta ascoltare a tutti.

Scrivo da poco più di sette anni. All’inizio non sapevo bene dove mi avrebbe portato questo percorso. Ho attraversato momenti di depressione legati alla scrittura molte volte perché le soddisfazioni stentavano ad arrivare. Nonostante ciò, presa dal sacro fuoco della scrittura, ho continuato a credere che la strada intrapresa fosse quella giusta e devo ammettere che non mi sono sbagliata. Eccomi qui con sei libri pubblicati e tanti altri progetti fatti e altri ancora da eseguire. Credo in ciò che faccio e ho incontrato tante persone che mi hanno aiutato ad andare avanti seguendo questo percorso che so non abbandonerò mai, visto che poco a poco, scrivere si è trasformato in un vero e proprio modus vivendi. Credo in ciò che faccio e sento che lasciar uscire da me tutto quel che ho dentro mi fa sentire viva.

Ora vi leggerò alcune delle mie poesie più rappresentative che mi hanno aiutato in questa migrazione dell’anima che ha accompagnato la mia emigrazione in Spagna e che hanno regalato alla mia esistenza un modo più ricco di vedere la vita, sicuramente più intenso e vero. La mia vita è dedita al rispetto delle persone, delle loro differenze, qualunque esse siano, al rispetto dei loro pensieri che ossigenano i miei facendoli germogliare in semplici parole che altro non sono che il frutto delle mie vivencias.

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PREMIO EUROPEO CLEMENTE REBORA 2017

A cura di Elisabetta Bagli


Introduzione.

Clemente Maria Rebora è uno dei più grandi poeti del ‘900. All’inizio della prima guerra mondiale venne chiamato alle armi, però quando era ormai prossimo alla licenza e alla ricezione delle stellette di ufficiale, verso la fine del 1915, la scheggia di un proiettile d’obice lo colpì alla tempia. Da quel momento in poi iniziò un vero e proprio calvario tra ospedali e manicomi con un conseguente esaurimento nervoso che lo fece riflettere sulla sua condizione di soldato: sarebbe ritornato al fronte, ma “senza più comandare” perché comandare significava uccidere. La visione quotidiana della morte segnerà indelebilmente la sua esistenza e la sua ispirazione poetica. Nel 1919 venne riformato per infermità mentale. Nel 1922 Clemente pubblicherà i “Canti anonimi” dopo un lungo viatico in vari ospedali. Nelle sue poesie più rappresentative “Viatico” e “Voce di Vedetta morta” si può respirare la sua straziante testimonianza della guerra, l’insostenibile lacerazione dell’animo umano, la crudeltà e la drammaticità della vita in trincea, la desolazione assoluta vissuta “tra melma e sangue”.

“È disumana la guerra: ci spossessa della nostra umanità”, scrive Rebora in una lettera, indirizzata a Lavinia Mazzucchetti il 3 dicembre 1915.

Per questo, l’obiettivo che il Premio Europeo Clemente Rebora 2017, ideato e organizzato dall’attore e insegnante di interpretazione vocale Diego De Nadai, si è prefissato di raggiungere è stata la valorizzazione dei partecipanti che, con il loro contributo artistico, ci hanno accompagnato durante i vari readings poetici in giro per l’Italia, aiutandoci a comprendere e ad approfondire il cammino da intraprendere per conseguire un mondo privo di ostilità e intolleranza, un mondo nel quale la pace e l’armonia possano essere le uniche forme attraverso le quali gli uomini apprendano a comunicare e a relazionarsi. Non è possibile parlare di pace, se non si conoscono le atrocità della guerra, se dentro di noi non sboccia il fiore della solidarietà, della condivisione, del diritto alla vita, del dialogo, più che del dibattito, della conciliazione, della concordia. La Pace è uno stato ideale che fa riferimento a un principio spirituale nel quale i sentimenti negativi come l’odio, il rancore, la vendetta lasciano spazio ai sentimenti positivi di amore, di amicizia e di solidarietà. Non è facile per l’essere umano accantonare il negativo e abbracciare il positivo nella sua totalità: la lotta interiore tra le due componenti è quella che fa scaturire la necessità di equilibrio e di armonia. Si può affermare, quindi che la Pace va conquistata giorno per giorno e si costruisce nelle case, nelle scuole, nelle università, per le strade, attorno a una tavola rotonda. La Pace è un concetto sul quale riflettere e che può vedere varie forme di divulgazione; tra queste l’Arte in ogni suo aspetto, la letteratura, la fotografia, la pittura, il cinema… Questi mezzi risultano essere di estrema utilità al fine della sensibilizzazione dell’animo umano.

Proprio questo è stato lo spirito che ha animato l’Associazione Culturale La Fenice Arte e Solidarietà a intraprendere un percorso dedicato alla Pace, istituendo il Premio Europeo Clemente Rebora 2017, un premio di Poesia, video-poesia, fotografia di nuova concezione: itinerante. Infatti, prima di giungere alla data dell’11 Novembre 2017 a Biassono in Brianza, (ove si è tenuta la cerimonia di Premiazione dei finalisti al Premio), l’Associazione La Fenice ha organizzato un cammino letterario denominato “Insieme verso la pace”, un viaggio nei sentimenti, unico nel suo genere, in grado di creare un movimento letterario e culturale attorno alla figura del poeta, attraverso conferenze e dibattiti, invitando i poeti partecipanti al Premio alla partecipazione ai vari readings poetici in diverse località italiane, proprio per estendere la divulgazione dei concetti di Pace e solidarietà tanto cari a Rebora.

Al cammino “Insieme verso la pace“ hanno contribuito con il proprio sostegno e patrocinio la Regione Autonoma di Sardegna, Comune di Monserrato, il Comune di Firenze, Il Comune di Fagnano Olona, il Comune di Busto Arsizio, il Comune di Biassono illustri personalità del mondo della Cultura Italiana, Amnesty International (Sez. 296), il Libero Movimento artistico ‘Seguendo il filo di Arianna’, l’Associazione culturale L’Oceano nell’anima, l’Associazione Filodram-matica Ambrosiana e le varie personalità che sono intervenute, ben liete di dare un contributo a questo nobile fine. Le conferenze e i readings poetici in giro per l’Italia si sono suddivise in tre tappe, a Dolianova (Cagliari), a Firenze e a Fagnano Olona e Busto Arsizio. Ognuna di esse ha avuto connotazioni diverse nello svolgimento, ma non si è mai perso di vista lo scopo del Premio. Nei paragrafi successivi si farà un breve excursus di ogni tappa coi diversi protagonisti che l’hanno animata.

1ª TAPPA: Dolianova-Monserrato (Ca)

Il 13 maggio 2017 presso il suggestivo scenario del Parco artistico di Isca sa Folla “Gianni Argiolas”, nelle campagne di Dolianova (Cagliari) si è svolto il primo incontro poetico relativo al percorso letterario “In cammino verso la pace: tra melma e sangue”, promosso dall’Associazione Culturale La Fenice Arte e Solidarietà.

Tante sono state le presenze di autorità intervenute all’evento, Il Generale Comandante Angelo Mura, e Il Colonello Ilario Pilia della Brigata Sassari, l’Onorevole Michele Cossa del Consiglio Regionale della Sardegna, il Deputato al Parlamento Italiano l’Onorevole Pierpaolo Vargiu, sindaco del Monserrato Tomaso Locci, Paola Secci, sindaca di Sestu, Marco Sini, Presidente provinciale ANPI, Gianni Argiolas, artista , Caterina Argiolas, Presidente del Parco Artistico, Liliana Ortu, responsabile culturale del Parco, e il grande baritono Roberto Deiana che ha impreziosito l’evento con la sua voce e con i canti della prima Guerra Mondiale (1915-1918) e il giovane e talentuoso pianista Angelo Tramaloni che per l’occasione si è esibito alla tastiera. L’evento è stato corredato dai contributi fotografici di Paolo Serra.

Il Parco artistico nel quale il maestro Gianni Argiolas ha realizzato delle sculture inerenti le varie tematiche da lui trattate, è uno spazio dedicato non solo alla valorizzazione dell’ambiente ma anche della storia del territorio sardo. Infatti, tra i pini e le essenze arboree troviamo i vari omaggi dell’artista alla natura, ma anche all’uomo e alla Brigara Sassari, il sito più complesso da lui realizzato all’interno del parco. Sono 26 sculture realizzate in cemento dedicate ai soldati sardi della prima guerra mondiale denominati i “dimonius arrubius” della Brigata Sassari.

Proprio in questo sito del parco, dopo l’esibizione del baritono Roberto Deiana, poeti e potesse di tutta la Sardegna hanno recitato poesie dedicate alla pace tra gli intermezzi musicali del pianista Angelo Tramaloni che per l’occasione si è esibito alla tastiera.

I poeti selezionati per questo primo reading sono stati: Maria Grazia Marini, Maria “Maya” Cau, Antonietta Murranca, Paolo Trudu Pitciau, Mohammed Ayyoub, Graziella Oppo, Vanda Loi, Maria Patrizia Dessì

Un grande successo per un coinvolgimento totale delle arti sorelle che si sono date appuntamento per questo grande evento in Sardegna e che ha avuto la sua ideale presecuzione a settembre presso lo storico Caffé Letterario “Le Giubbe Rosse” e a ottobre a Fagnano Olona e a Busto Arsizio.

2ª TAPPA: Firenze (Fi)

Il 9 settembre 2017 presso la sala conferenze dello storico Caffè Letterario “Le Giubbe Rosse” della suggestiva città di Firenze si è svolto il secondo reading letterario “In cammino verso la pace” collegato al Premio Europeo Clemente Rebora. L’evento, sotto la conduzione impeccabile della scrittrice e poetessa Dott.ssa Elisabetta Bagli, in veste di Presidente di Giuria del Premio, ha visto dapprima la conferenza sulla figura del poeta Clemente Rebora a cura del Prof. Domenico Pisana e di seguito la declamazione delle poesie di una moltitudine di poeti giunti da più di dieci regioni italiane, iscritti al Premio e selezionati per questo reading. Anche la poetessa Maria Teresa Infante, membro di giuria del Premio e Vice Presidente de L’Oceano dell’anima è intervenuta per ribadire il suo concetto di Poesia, confermando l’elevata qualità del Premio. In conclusione, la superba interpretazione delle poesie di Rebora da parte dell’attore e mecenate del premio Diego De Nadai. Madrina onoraria dell’evento è stata Mary Bianchi, poetessa Fiorentina che, dopo aver declamato alcune sue poesie sulla Pace, ha consegnato gli attestati di merito agli autori presenti all’evento. I poeti selezionati presenti all’evento sono stati: Maria Teresa Tedde, Cecilia Minisci, Pasqualina Di Blasio, Graziella Oppo, Maria Grazia Marini, Mario De Rosa, Gastone Cappelloni, Manrico Fiorini, Saveria Balbi, Rosanna Petraglia, Tania Di Malta, Anna Maria Gallo, Andrea Bassani, Laura Barone, Iole Chessa Olivares, Tina Ferreri Tiberio, Aldo Forchia, Claudio Mecenero e Stefania Codeluppi.

Il Professor Domenico Pisana, Dottore in Teologia Morale (Accademia Alfonsiana – Università Lateranense), noto Scrittore-Poeta-Critico Letterario-Conferenziere, nonché Presidente del Caffè Letterario Salvatore Quasimodo di Modica e membro della giuria del Premio Europeo Clemente Rebora è stato chiamato a tenere una conferenza sul poeta a cui è dedicato il premio, in quanto teologo vicino alle tematiche reboriane.

L’Associazione La Fenice ha scelto “Le Giubbe Rosse” come sede del secondo evento del Premio Clemente Rebora 2017, perché è un luogo prestigioso, un luogo storico nel quale si respira un passato recente che è ancora molto vivo in noi; un passato che è stato meta di conversazioni e dibattiti per i più importanti intellettuali del primo Novecento, come gli artisti Futuristi Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e come gli scrittori Aldo Palazzeschi, Dino Campana, Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Umberto Saba, Vasco Pratolini e molti altri ancora. Sapere che idee artistico-letterarie siano state dibattute tra le mura di quello storico Caffé Letterario da personaggi di quel calibro è stata sicuramente una valida argomentazione nella scelta del sito del secondo reading.

La relazione del Prof. Pisana su Clemente Rebora è stata densa, esaustiva e accurata, un vero arricchimento culturale e umano. In poco più di mezz’ora, il Professore ha articolato il suo intervento nei tre tempi della poetica di Rebora: il tempo della guerra; il cammino verso Dio tra ricerca, domande di senso e approdo alla scelta vocazionale; e, infine, il tempo della malattia, che è il tempo del dolore in cui la poesia di Rebora si connota come colloquio con l’Eterno.

Il Prof. Domenico Pisana ha analizzato diverse poesie relative a questi tre momenti, concludendo che la poesia di Clemente Rebora si connota come un invito a saper lottare per conquistare quella “certa speranza” capace di placare l’inquietudine dell’uomo, dovuta all’ansia di ricerca, di approdo all’assoluto, di sconfiggere la morte. Ed è proprio lei che ci ricorda che non siamo infiniti ma che siamo destinati al dissolvimento, ad essere dimenticati da tutto e da tutti. Per questo si reputa necessario coltivare le idee e le azioni per essere ricordati dai posteri nel tempo, in Eterno.

La capacità del Prof. Pisana di trasmettere conoscenze ed emozioni ha cadenzato il ritmo di una serata semplicemente unica nella quale si poteva toccare con mano il clima empatico venutosi a creare con i poeti presenti che, oltre alla professionalità, hanno apprezzato le doti oratorie del professore, donandoci uno scorcio sulla vita così fragile, e nel contempo forte, di Clemente Rebora. È stato un susseguirsi di riflessioni e di cordiale amicizia e fratellanza. I poeti selezionati, da parte loro, hanno dato un meraviglioso contributo declamando delle poesie intense e profonde. Gli assistenti e gli organizzatori dell’evento erano tutti uniti in un luogo magico, ricco di storia, di arte, di cultura. Si è potuto sentire il vero senso della parola Poesia.

All’inizio e alla fine dell’evento, il mecenate, ideatore e organizzatore del Premio, Diego De Nadai ha ringraziato, oltre i presenti per l’ottima riuscita dell’evento e per la loro preziosa partecipazione, anche il Direttore dello storico Caffè letterario Le Giubbe Rosse, il Dott. Jacopo Chiostri, per per la sua disponibilità nella concessione di una sede così prestigiosa per un evento di tale levatura culturale. Un ringraziamento speciale da parte dell’organizzatore è andato anche all’Amministrazione Comunale di Firenze e al Sindaco Dottor Dario Nardella per il loro patrocinio e la loro partecipazione a questo straordinario evento.

Si è proseguito a parlare di Rebora, della sua vita e della sua poetica nel terzo e ultimo appuntamento di “In cammino verso la Pace” a Fagnano Olona e a Busto Arsizio in Provincia di Varese.

3ª e 4ª TAPPA: Fagnano Olona e Busto Arsizio (Va)

Il Premio Europeo Clemente Rebora di Poesia-Videopoesia-Fotografia 2017 “In cammino verso la pace tra melma e sangue”, dopo essere già stato presentato in Sardegna nel Parco Artistico Gianni Argiolas di Dolianova e allo storico Caffé letterario Le Giubbe Rosse di Firenze, è stato presentato, nella sua ultima tappa, a Fagnano Olona e a Busto Arsizio, entrambi in Provincia di Varese suddiviso in due giornate intense e ricche di stimoli e riflessioni.

Entrambi gli eventi in Provincia di Varese si sono conclusi con un grandissimo successo, raggiungendo uno degli scopi primari a cui si era prefissati di arrivare con il Premio: portare la parola “Pace”, nel suo pieno significato tra i giovani delle scuole. La partecipazione, la sensibilità degli studenti e degli insegnanti hanno originato la risposta più auspicabile che si potesse desiderare: parlare ai giovani, che sono il futuro della nostra società, della Forza della Pace attraverso il linguaggio della Poesia.

Nella prima giornata, il 6 ottobre, gli studenti delle scuole medie dell’Istituto Comprensivo E. Fermi di Fagnano Olona (Va) con le loro 57 poesie hanno destato le coscienze dei presenti con una consapevolezza inaspettata sui valori supremi del diritto alla vita, alla tolleranza, alla comprensione, alla solidarietà. Tre Poesie sono state selezionate per il loro contenuto ricco di spunti di riflessione “Sognando la Pace” di Camilla Zerin della 2°, “Pace” di Chiara Saporito della 3 A, “Rosa” di Chiara Convertino.

Per questo evento il ringraziamento speciale dell’organizzazione del Premio e di Diego De Nadai, mecenate, ideatore e organizzatore dello stesso, è andato a Claudio Mecenero, vera anima trainante dell’iniziativa, al Dottor Filippo Ravizza che, con la sua profonda disamina critica sulla poesia nella grande guerra ha appassionato i presenti, ai docenti; Beatrice Zerini, Miriam Billo, Giuseppe Chiaramonte, alle insegnanti che con il loro coinvolgimento e la loro sensibilità ne hanno permesso la piena riuscita, al Sindaco di Fagnano Olona (Va), Federico Simonelli, all’Assessore alla Cultura Giuseppe Palomba, al Circolo Culturale l’Alba, nella persona del Presidente, il poeta Alfredo Maestroni, all’ACLI, all’Associazione Salvatore Orrù, particolarmente al poeta Sergio Belvisi, e all’Istituto Comprensivo Scolastico di Fagnano Olona.

Sabato 7 ottobre il Premio Europeo Clemente Rebora 2017 ha fatto la sua ultima tappa nell’incontro preparato presso l’Aula Magna del Liceo Artistico Statale “Paolo Candiani”, in collaborazione con La Fenice e con il Liceo Musicale Coreutico “Pina Bausch”. Anche questo è stato un evento straordinario, ricco di spessore e significatività, coordinato dall’artista Lidia Sbalchiero che, con il suo impegno, la sua competenza e la sua grande professionalità, ha realizzato un capolavoro, mettendo in evidenza lo scopo primario del Premio: la divulgazione dei sentimenti positivi di “Pace” in ogni ambito. La conferenza sulla figura di Rebora, anche in questa occasione, è stata affidata al poeta e critico letterario di fama internazionale, Prof. Filippo Ravizza e il Reading ha visto la declamazione di liriche di altrettanti autori selezionati, provenienti da tutta Italia. I poeti selezionati che hanno partecipato a quest’evento sono stati: Maria Teresa Tedde, Annamaria Gallo, Nunzio Buono, Patrizia Varnier, Claudio Mecenero, Cecilia Minisci, Laura Barone e Pasqualina Di Blasio.

Negli spazi dedicati alla musica e alla danza, a cura degli studenti dei Licei coinvolti, è intervenuta anche la celebre cantante lirica Tiziana Sbalchiero, mezzosoprano.

In quest’occasione i ringraziamenti di tutta l’organizzazione del Premio sono stati diretti, oltre che a Lidia Sbalchiero e a tutti i poeti presenti, anche al Preside del Liceo Artistico Dott. Andrea Monteduro, a tutti i Professori che si sono resi disponibili per la realizzazione dell’evento (la Prof.ssa Siriana Spaziani, il Prof. Andrea Cappellari, la Prof.ssa Valeria Canoro) e a tutti i ragazzi che hanno cantato e ballato, deliziando i presenti, infondendo in loro armonia e leggerezza.

Sono state giornate dense e ricche di umanità e di sentimenti, giornate che hanno aperto il cuore a un “cammino verso la pace”, verso quella pace che noi tutti dobbiamo coltivare iniziando dal nostro piccolo ma grande vivere.

Il percorso dei readings poetici di “In cammino verso la Pace”, è proseguito a Biassono (MB) con la Premiazione Ufficiale del Premio Europeo Clemente Rebora di Poesia-Videopoesia-Fotografia 2017, avvenuta l’11 novembre presso Villa Verri nella sala civica “Carlo Cattaneo”.

CERIMONIA DI PREMIAZIONE: Biassono (MB)

L’11 novembre 2017 si è svolta a Biassono, presso la sala civica “Carlo Cattaneo”, la Cerimonia di Premiazione del Premio Europeo Clemente Rebora 2017, premio di Poesia-Videopoesia-Fotografia. È stata una cerimonia di grande spessore culturale che ha visto protagonisti tutti gli autori finalisti le cui opere sono state accuratamente selezionate dalla giuria di qualità, così composta:

– per la Poesia Inedita: Elisabetta Bagli, Presidente di Giuria, Maria Teresa Infante, Massimo Massa e Izabella Teresa Kostka

– per la Poesia Edita: Domenico Pisana, Filippo Ravizza, Sebastiano Aglieco e Claudia Ronchetti

– per la Videopoesia: Paolo Serra e Massimo Spinolo

– per la Fotografia: Paolo Serra e Massimo Spinolo

Per la Poesia Inedita, il Vincitore del Premio Europeo Clemente Rebora 2017
è stato Claudio Mecenero con la lirica “Croce” , seconda Angela Maria Intruglio con “Polline di pace” e terza la lirica di Vito Sorrenti “Trittico della desolazione”. Finalisti sono risultati i poeti: Laura Barone, Nunzio Buono, Luigi Cannone, Alessandra Corbetta, Marisa Cossu, Tania Di Malta, Antonella Di Siena, Francesco Gallina, Dario Marelli, Miriam Piga, Maria Teresa Tedde, Tina Ferreri Tiberio.

Per la Poesia Edita, la Vincitrice del Premio Europeo Clemente Rebora 2017 è stata Marisa Cossu con la lirica “Il mondo cade”, seconda Francesca Deias con “Fermo, continui”, terzo Fabrizio Bregoli con “Quel ramo”: Finalisti della sezione sono stati: Marina Atzori, Rita Cappellari, Mario De Rosa, Tania Di Malta, Antonella Di Siena, Manola Gini, Sebastiano Impalà, Carla Malerba Carla, Claudio Mecenero, Cecilia Minisci, Miriam Piga, Gian Luca Regondi, Vito Sorrenti.

Per la Videopoesia la Vincitrice è stata Francesca Deias con “Raccontami addosso”, al secondo posto Laura Barone con la videopoesia “Pani spezzati” e al terzo posto Stefano Caranti con “La tela del tempo”. I finalisti sono stati: Danilo Aimone, Silvana Andrada, Pasqualino Ariu, Nunzio Buono, Mariya Dencheva, Luca Ferruggio, Olimpia Regina, Gianluca Regondi.

Per la fotografia la Vincitrice è stata Ileana Valente con la fotografia “Il viaggio”, al secondo posto Roberto Epistolio con la fotografia dal titolo “Madre” e al terzo posto del podio Giuseppe Iacuitti con “In contemplazione. Londra 2016”, mentre i finalisti sono stati: Simona Barella, Andrea Caristi, Elvira Radaelli, Gianluca Regondi.

Sono stati altresì conferiti Premi Speciali. Il Premio speciale alla Carriera è stato attribuito a Sebastiano Impalà per il valore culturale del suo operato e la coerenza nella ricerca artistica. Premio della Critica Internazionale alla poetessa Silvana Andrada:. Premio della critica nazionale alla poetessa Tania Di Malta. Premio Italia degli enti Patrocinanti (Firenze, Monserrato, Busto Arsizio, Biassono, Regione Sardegna) a Cecilia Minisci. Il Premio per l’impegno civile è stato conferito a Vicente Rodríguez Manchado per per aver saputo descrivere, attraverso immagini di quotidianità, regalando note e speranza tra le rovine e la guerra.

L’organizzazione, per l’occasione, si è avvalsa del Patrocinio dell’Amministrazione del Comune di Biassono (MB), ringraziando, in modo particolare il sindaco, il Dott. Luciano Casiraghi e l’Assessore alla cultura, la Dott.ssa Paola Garbato per la sensibilità dimostrata e per l’uso della splendida sala civica “Carlo Cattaneo” per la cerimonia di premiazione del “Premio Europeo Clemente Rebora 2017”.

È stata una cerimonia memorabile, nella quale la scelta non facile, quasi controcorrente, di ascoltare la voce di tutti i partecipanti al Premio sin dal mese di maggio attraverso i vari reading e conferenze, è risultata vincente, per l’impegno e la costanza dell’organizzazione del Premio Europeo Clemente Rebora 2017, nel far conoscere la figura di uno dei massimi poeti del ‘900 italiano, sconosciuto ai più; un poeta che ha fatto della Pace il suo vessillo. Nella sua ricerca di Pace interiore, il poeta Clemente Rebora aveva la certezza dell’incommensurabile valore dell’Uomo, un valore che, secondo lui, doveva essere preservato dalla guerra e dalle nefandezze che che questa comporta.

Continueremo a scoprire Clemente Rebora nelle prossime edizioni del Premio, scoprendo qualcosa di più di noi attraverso le sue poesie, sapendo che la nostra esistenza precaria, vulnerabile e finita è sempre in un continuo e impercettibile dialogo con l’Eterno.

Considerazioni personali

Come affermato all’inizio di questo articolo, la Pace deve essere intesa come un valore universalmente riconosciuto, come ricerca della libertà, come rimozione di ogni tipo di preconcetto, come accettazione dell’altro e delle sue idee. In realtà, la Pace viene percepita come assenza di guerra, non esiste una sua definizione univoca. Come sostengono molti filosofi e pensatori, il concetto di Pace è un concetto aleatorio che parte dalla base della negazione del concetto di guerra; quest’ultimo, invece, risulta essere ben definito: esiste la pace laddove non c’è la guerra. È vero anche il contrario: c’è guerra quando non c’è pace. Non avrebbe alcun significato confinare il concetto di Pace al mero idealismo ed è necessaria la sua applicazione nella realtà. Ma è estremamente difficile raggiungere tale benestare individuale e collettivo senza conflitto, perché il sentimento di competizione è connaturato nelle molecole di ogni essere umano e, inevitabilmente, da ciò scaturiscono confronti sociali che, se non sfociano in vere e proprie guerre, sono senz’altro utili alla crescita personale e al progresso della stessa società. Spesso, la Pace deve essere mantenuta utilizzando la forza, intervenendo nei conflitti con lo scopo di proteggere l’equilibrio ottenuto o per ristabilirlo una volta perduto.

Corre l’obbligo di porsi una domanda: è ancora attuale il motto latino “Si vis pacem para bellum” (Se vuoi la Pace preparati alla guerra) che Flavio Vegezio citò nel suo “Epitoma rei militaris – (L’arte della guerra)-”? Penso di sì, perché bisogna difendersi dagli avversari per assicurare la Pace ed è necessario non farsi trovare impreparati. Tuttavia è, altresì, necessaria una difesa senza rassegnazione alla guerra, una difesa nella quale ognuno di noi, nei nostri ambiti d’azione, deve impegnarsi a costruire ponti per la Pace e non a distruggere quelli esistenti.

Nella nostra società si devono vincere guerre quotidiane contro le malattie, l’odio, l’emarginazione, la fame, la povertà. Non serve scatenare guerre di altro tipo. L’impegno di ogni essere umano deve essere costante e deve confluire nel perseguimento dell’armonia, dell’equilibrio. Ciò lo si può raggiungere anche attraverso l’arte in tutte le sue sfaccettature. Anche la pittura, la fotografia, la letteratura, la musica costituiscono armi di difesa che aiutano, con la riflessione e i dibattiti, a stabilizzare la società e a far sì che il dinamismo conflittuale sociale non porti altro che un miglioramento creativo individuale e collettivo.

Gabriel Celaya, poeta basco, scrisse “La poesia es un arma cargada de futuro” (La poesía è un’arma carica di futuro), lirica di un’attualità sconcertante, contenuta nel libro “Cantos Iberos” (1955). Nei versi che di seguito riporto:

Tal es mi poesía: poesía-herramienta
a la vez que latido de lo unánime y ciego.
Tal es, arma cargada de futuro expansivo
con que te apunto al pecho.

Traduzione di Elisabetta Bagli:

Questa è la mia poesia: poesia-strumento
che è nello stesso tempo battito dell’unanime e cieco.
Questa è arma carica di futuro espansivo
con la quale ti punto al petto

Si evidenzia la necessità del poeta, dell’artista, dell’uomo, di sensibilizzare la popolazione nel periodo della postguerra sulle problematiche della società dell’epoca proprio attraverso la composizione di una lirica di grande spessore letterario e sociale, utilizzando un linguaggio semplice e diretto, così facile da poter essere compreso dalla maggioranza della popolazione. Per Celaya si può parlare, come per Rebora, di una semplicità complessa delle parole usate esclusivamente per trasmettere il proprio concetto sul senso della vita, per denunciare gli orrori di una società in guerra, di una società da costruire nella Pace.

Anch’io come Celaya e Rebora, concepisco la poesia come un’arma per combattere la guerra, come un viaggio alla ricerca della pace, viaggio introspettivo e nel contempo universale; la poesia è, anzitutto, comunicazione, strumento di divulgazione delle idee e dei pensieri, è arricchimento dell’anima dei popoli, dialogo diretto con l’Eterno, è sfogo e preghiera, è denuncia e confessione, è terapia e conoscimento umano. Con la poesia si può combattere il dolore quotidiano per vivere in un mondo migliore e in Pace.

Sono orgogliosa di aver fatto parte del Premio Europeo Clemente Rebora 2017, perché mi ha fatto approfondire la conoscenza di un poeta meraviglioso del ‘900 e, attraverso la lettura della sua biografia e delle sue poesie, affermare il potere catartico della scrittura e della poesia. In questi mesi in cui si è dato vita a readings e dibattiti intorno alla figura di Clemente Rebora, ho compreso che la vita è un’evoluzione quotidiana di se stessi, un’evoluzione che dobbiamo imparare a conquistare in ogni attimo e in ogni ambito per poter assaporarla in pieno. Nel percorso “In cammino verso la Pace”, legato al Premio letterario ho potuto conoscere tanti artisti e poeti che donandomi le loro emozioni, mi hanno fatto sentire tutta la loro umanità, le loro angosce, le loro speranze, il loro complesso vivere e maturare, arricchendo la mia anima di bellezza e di pace. È il potere dell’arte e della letteratura. Insieme si può.

Grazie all’Associazione La Fenice, grazie a Diego De Nadai.

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