Tag : valigetta

post image

EMIGRAZIONE E SCRITTURA. UN’ITALIANA IN SPAGNA: ELISABETTA BAGLI E LA SUA ESPERIENZA.

Da: Elisabetta Bagli


Sono ormai quasi due secoli che la popolazione italiana è costretta ad emigrare per trovare migliori condizioni di lavoro e, quindi, quella stabilità economica alla base di una migliore qualità di vita. Nel dopoguerra, il flusso migratorio è stato imponente; si raggiunse l’apice a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Nel trentennio successivo, invece, subì una battuta d’arresto. Ma con la crisi del 2008, dalle statistiche e dai documenti OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) si è potuto notare come il flusso migratorio sia ripreso con grande vigore tanto da raggiungere le stesse punte del periodo del dopoguerra. Sono cambiate anche le figure degli emigrati: prima erano persone che riponevano ogni speranza di vita al di là delle Alpi, arrivando spesso oltreoceano, mentre ora sono finanche professionisti che vogliono vedersi realizzati nel lavoro per il quale si sono preparati e hanno speso studio e tempo.

Sono ormai quasi due secoli che la popolazione italiana è costretta ad emigrare per trovare migliori condizioni di lavoro e, quindi, quella stabilità economica alla base di una migliore qualità di vita. Nel dopoguerra, il flusso migratorio è stato imponente; si raggiunse l’apice a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Nel trentennio successivo, invece, subì una battuta d’arresto. Ma con la crisi del 2008, dalle statistiche e dai documenti OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) si è potuto notare come il flusso migratorio sia ripreso con grande vigore tanto da raggiungere le stesse punte del periodo del dopoguerra. Sono cambiate anche le figure degli emigrati: prima erano persone che riponevano ogni speranza di vita al di là delle Alpi, arrivando spesso oltreoceano, mentre ora sono finanche professionisti che vogliono vedersi realizzati nel lavoro per il quale si sono preparati e hanno speso studio e tempo.

In realtà, la mia esperienza migratoria non è stata dettata da problematiche di questo genere: a Roma lavoravo in proprio presso lo studio commercialista di familia. Vivo a Madrid perché la vita, a un certo punto, mi ha posto innanzi a un bivio: inseguire un sogno e abbandonare le certezze e continuare a vivere una vita con la garanzia di una tranquillità lavorativa o vivere il sogno della propria vita nell’incertezza di un lavoro sicuro? La vita mi ha chiamato qui e ho risposto sì! Non me ne pento, perché sono felice e perché ho trovato una mia dimensione proprio stando fuori dal mio Paese. Mi spiego meglio. Mi sono sposata con un ragazzo spagnolo, Professore di Diritto Internazionale Pubblico e ho due figli adolescenti. Ho potuto creare quella famiglia che costituisce le fondamenta della mia esistenza e senza la quale non potrei vivere. Ho conosciuto un mondo diverso, quello della società spagnola, seppure simile a quello che mi ha visto nascere e che mi ha formato, ma profondamente differente nelle sue radici, nei suoi usi e costumi, nella sua essenza; ho imparato ad amare questo mondo come se fosse mio e ora mi sento perfettamente integrata quasi come se non avessi vissuto da nessun’altra parte prima d’ora. È una sensazione bellissima che mi fa dire “sono a casa” sia quando sono a Madrid sia quando sono a Roma. Ho imparato a condividere con altre persone le mie esperienze, le mie conoscenze, il mio sentire, scambiandoli con gli altri siano essi spagnoli o stranieri, anche italiani. Mi sono sdradicata dalla mia terra non per necessità, ma per la volontà di andare incontro a qualcosa che conoscevo solo a metà, ma che per me era fondamentale conoscere più approfonditamente.

Emigrare, vivere in un Paese che non è il proprio, conduce inevitabilmente alle migrazioni dei sentimenti, dell’intelletto e dell’anima. Non bisogna dimenticarsi che ogni persona è unica e come tale lo è anche la sua cultura che non solo deve essere rispettata, ma anche conosciuta per poter crescere e maturare. Le diversità culturali sono un tesoro da custodire, da portarsi dietro non come un fardello, ma come un fondamento necessario per sviluppare il proprio pensiero, il proprio sentire.

Ho trasportato la mia esperienza di vita vissuta in Italia nella mia nuova casa, in Spagna, mescolandola con le conoscenze e le abitudini del luogo in cui ora vivo, arricchendo il mio bagaglio culturale e la mia esistenza di nuovo sapere. Mi piace molto una parola spagnola che per me (pur essendomi reinventata traduttrice dopo aver seguito dei corsi di spagnolo all’Universidad Autónoma di Madrid) e credo per molti altri, è impossibile tradurre in italiano: vivencia. Noi in italiano traduciamo questa parola a seconda del contesto con le parole: esperienza, vissuto o anche conoscenza, mentre in spagnolo esiste questa suggestiva parola che racchiude praticamente tutto.

Cos’è la vivencia? Una vivencia è quell’esperienza che una persona vive e che entra a far parte del suo carattere, del suo modo di essere, del suo modo di sentire, dando la possibilità a chi la vive di riceverne in cambio degli insegnamenti da poter applicare in futuro, quando ci si troverà ad affrontare una situazione simile, in modo da renderla sempre positiva per il suo sviluppo personale. Ma le vivencias relative a un determinato evento che si ripete nel tempo possono essere interpretate dalla stessa persona in modo completamente diverso e, in alcuni casi, opposto, in quanto cambia il proprio atteggiamento proprio in funzione del tempo che passa.

Le vivencias sono i ricordi che poco a poco accumuliamo durante la nostra vita e che costituiscono il nostro essere; costituiscono un patrimonio emozionale al quale non possiamo rinunciare perché sono delle esperienze così intime che nessuno può conoscere nello stesso modo di colui o colei che le ha provate sulla propria pelle. Grazie alla capacità di comunicazione orale o scritta, l’essere umano è portato a condividere le proprie vivencias con le persone che lo accompagnano nella vita e lo fa esclusivamente per la sua innata esigenza di trasmettere se stesso. Appena arrivata in Spagna ho sentito il desiderio di raccontarmi e, in primo luogo, di farlo a me stessa, mettendo nero su bianco le mie emozioni, la mia vita passata e presente, le mie speranze nel futuro, la mia quotidianità in un Paese diverso da quello in cui sono nata, in un Paese che mi ha accolta come una figlia e che sento sempre più mio. Quindi, ho iniziato a scrivere e a condividere i miei scritti con parenti e amici, per poter comprendere meglio me stessa e il mondo che mi circonda.

Scrivere è un’esperienza del tutto personale e credo che la scrittura assuma un significato diverso a seconda dell’interpretazione che ognuno di noi fa di essa. Sono d’accordo con Emily Dickinson che affermava che si scrive per se stessi. È così, soprattutto al principio. Si scrive per se stessi per una serie di motivi. Si scrive perché si ha paura di essere giudicati e con la scrittura si riesce a far uscire quella parte di sé che tanto si teme di mettere a nudo. La scrittura, spesso ha una funzione catartica: si scrive per sfogarsi, per mettersi in gioco e fantasticare di interpretare un personaggio o vari personaggi insieme; si scrive per amare e vivere i propri sogni proibiti o per distruggersi e dar fuoco alle proprie speranze.

Si vivono emozioni intense quando si scrive. Spesso, mi sono trovata a essere innamorata come un’adolescente o mi sono gettata tra le braccia del mio amante segreto. O mi sono ritrovata a piangere a dirotto per un’amore incompreso o perché all’improvviso mi sono fatta male cadendo da cavallo proprio mentre, con la fantasia, provavo l’ebbrezza di cavalcare su una sterminata pianura verde. Ho anche provato rabbia, scrivendo e denunciando quel che accade attorno a me e che non posso accettare perché inconcepibile, perché cruento, perché immorale, perché inaudito.

Bisogna considerare, poi, che la scrittura è anche sorpresa, e non solo per il lettore, ma anche per lo stesso autore, lo stesso poeta che scrive una poesia. Spesso, si parte da un punto e mentre si scrive per giungere alla meta, la storia o i versi prendono forma per conto loro sulla tastiera o sul foglio e le dita si muovono come se stessero componendo musica. Il risultato finale quasi mai è esattamente quello che si era progettato di raggiungere seguendo lo schema mentale dell’inizio, nonostante il senso di quel che si voleva esprimere rimanga lo stesso. Quindi, scrivere può realmente sorprendere lo stesso scrittore e un brano o una poesia può essere addirittura migliore di quanto si potesse sperare all’inizio. Ma se, viceversa, la storia o i versi non girano ci si ritrova a dover prendere una decisione: modificare o cancellare tutto e riscriverlo. Per esperienza personale, so che la prima fase è quella più dura e ostica, ma, in genere, è quella che noi autori preferiamo, quasi ci fossimo immediatamente legati a doppio filo alla storia o alla poesia appena nata. Cancellarla significherebbe ucciderla e con essa morirebbe anche un po’ di noi stessi.

Scrivere è un’avventura affascinate; è ispirazione e traspirazione dai pori, perché si suda sempre mentre si scrive, anche in pieno inverno. Si deve cucire e rammendare, sradicare e piantare di nuovo, si deve vivere e morire. Ma, soprattutto, si deve avere il coraggio di condividere il proprio “dono” confrontandosi con gli altri. Ebbene sì, si scrive per soddisfare un’esigenza interiore, ma rimane una relazione intima solo fino a quando non si sente nascere dentro di sé la necessità di esternare i propri pensieri, le proprie emozioni. Ed è in quel momento che scrivere risulta essere la cassa di risonanza della propia voce che viene amplificata all’esterno e fatta ascoltare a tutti.

Scrivo da poco più di sette anni. All’inizio non sapevo bene dove mi avrebbe portato questo percorso. Ho attraversato momenti di depressione legati alla scrittura molte volte perché le soddisfazioni stentavano ad arrivare. Nonostante ciò, presa dal sacro fuoco della scrittura, ho continuato a credere che la strada intrapresa fosse quella giusta e devo ammettere che non mi sono sbagliata. Eccomi qui con sei libri pubblicati e tanti altri progetti fatti e altri ancora da eseguire. Credo in ciò che faccio e ho incontrato tante persone che mi hanno aiutato ad andare avanti seguendo questo percorso che so non abbandonerò mai, visto che poco a poco, scrivere si è trasformato in un vero e proprio modus vivendi. Credo in ciò che faccio e sento che lasciar uscire da me tutto quel che ho dentro mi fa sentire viva.

Ora vi leggerò alcune delle mie poesie più rappresentative che mi hanno aiutato in questa migrazione dell’anima che ha accompagnato la mia emigrazione in Spagna e che hanno regalato alla mia esistenza un modo più ricco di vedere la vita, sicuramente più intenso e vero. La mia vita è dedita al rispetto delle persone, delle loro differenze, qualunque esse siano, al rispetto dei loro pensieri che ossigenano i miei facendoli germogliare in semplici parole che altro non sono che il frutto delle mie vivencias.

This site is protected by wp-copyrightpro.com

error: Content is protected !!